Videocontrolli e consulenze: così si riorganizza l’ortopedia

Riorganizzazione. E’ la parola che rimbalza in ogni settore dell’economia italiana che fa ancora i conti con Covid-19. E mentre le strutture che scelgono di rimanere aperte, si attrezzano con triage telefonico e si adeguano ai severi protocolli di sicurezza e prevenzione del contagio, in ortopedia, alcuni hanno scelto la modalità video per garantire continuità di assistenza ai propri pazienti. Se però le più popolari app per videomessaggi e videocall possono sembrare poco professionali e sicure, alcuni, come il dottor Federico D’Amario, ortopedico esperto di ginocchio a Milano, hanno organizzato veri ambulatori virtuali facili da usare anche da anziani e persone poco digitalizzate. Si clicca su un link e si apre l’ambulatorio virtuale, nel quale il paziente viene ricevuto. Previo appuntamento, ovviamente.

INTERVISTA E TESTO DI LIANA ZORZI
Come nasce l’idea di andare oltre le comuni videocall e strutturare un ambulatorio virtuale?

Da subito ho provato le piattaforme classiche (ndr: Whatsapp, Skype, FaceTime, ecc.), e mi sono accorto che usare la stessa app dei nipotini, quella con cui si videochiamano gli amici o la fidanzata, oppure si lavora da casa, non dava al paziente la sensazione di aver ricevuto una consulenza medica. Pertanto, ho cercato da subito il modo più tecnologicamente professionale per garantire ai miei pazienti operati prima del lockdown, sia i controlli a distanza (molti sono fuori regione, e non solo fuori comune), sia il supporto in caso di dubbi. L’idea era di “andare dal paziente e dirgli: va tutto bene, ci sono”.

Come funziona?
Premetto che una videoconsulenza non sostituisce la visita fisica in ambulatorio, ma mi permette comunque di ottenere dal paziente le informazioni utili nell’immediato per capire il problema. Io ho scelto una piattaforma americana, molto usata da cliniche e medici anche prima del coronavirus, che permette di customizzare il servizio e adattarlo alle mie esigenze, al contrario delle comuni app che, se lo fanno, sono meno professionali. In questo modo, da subito ho potuto vedere in un ambulatorio virtuale, e gratuitamente in questo periodo di emergenza, i miei pazienti in videoconsulenza, senza soluzione di continuità con il passato, sia per i controlli nel post operatorio, sia per altre esigenze, invitando alla videoconsulenza, se necessario, anche il fisioterapista per una valutazione personalizzata di riabilitazione. Che tutto questo avvenga in un ambulatorio virtuale quasi come nell’era pre-coronavirus, si è rivelato importante sia per la relazione medico-paziente, sia per la compliance. E anche per il pagamento della prestazione, come mi riferiscono i pazienti, e che introdurrò appena conclusa questa fase di emergenza.

In pratica, cosa deve fare il paziente?
Il paziente chiama la segreteria per fissare l’appuntamento, come faceva prima di Covid-19, e riceve le indicazioni necessarie alla videoconsulenza, ovvero cosa indossare, quanto spazio è necessario (devo vedere il paziente camminare) e come posizionare il telefonino o il computer. Concordato orario e modalità di invio (Whatsapp, SMS, email) del link necessario ad accedere all’ambulatorio virtuale, il giorno dell’appuntamento il paziente riceve messaggio di promemoria con link da cliccare, viene indirizzato a una finestra in cui digita solo il suo nome, proprio come se accedesse alla reception per l’accettazione. A quel punto, il paziente è in “sala d’attesa” e riceve il messaggio che “presto sarai ricevuto dal medico”. Questo significa che se sono impegnato, il paziente attende nella sala virtuale, io non vengo disturbato da telefonate e lui non deve richiamarmi se non rispondo subito: semplicemente “si accomoda” fino a quando parte la videoconsulenza.

A questo punto, come avviene la visita?
Quasi come fossimo in ambulatorio, il paziente in calzoncini, viene invitato a deambulare per qualche metro avanzando verso la webcam, oppure ripreso da una persona in casa che, guidata da me, mi permette di vedere come è il muscolo vasto mediale. Poi, il paziente viene guidato nel fare gli esercizi funzionali da seduto, nel contrarre la muscolatura, e indicarmi dove sente dolore. Su mia richiesta può inviarmi esami, io posso condividere il mio schermo per spiegargli e fargli vedere, come fossimo seduti alla mia scrivania in ambulatorio reale, qual è il suo problema, come sarà il suo intervento, se è indicata la monocompartimentale, e inviargli prescrizioni di farmaci o richiesta di esami che può a sua volta inviare al medico di famiglia senza muoversi da casa.

Pensa di usare questo sistema anche per il futuro?
Credo di sì, sia perchè la situazione Covid-19 non passerà tanto in fretta e la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari va garantita, sia perchè è un modo efficace e facile da usare, con tante potenzialità che sto valutando. Per esempio, in futuro, questo potrebbe essere il modo per coinvolgere il medico di famiglia che ha un caso da discutere, oppure per un secondo parere specialistico prima di prendere un decisione o per farmi vedere esami diagnostici. Ma anche, per quei pazienti che, a distanza di anni, e magari trasferitisi in altri paesi, hanno bisogno di una consulenza. Tutto questo, senza muovere nè mezzi di trasporto, nè persone, nel rispetto delle disposizioni di sicurezza Covid-19, e anche con un gran beneficio ormai accertato anche per l’ambiente.

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Cosa ne dice l’avvocato?
L’emergenza sanitaria in corso ha messo in evidenza l’urgenza dell’uso di strumenti di telemedicina. Nel particolare caso delle prestazioni a distanza, le operazioni sui dati personali e sanitari del cittadino rientrano tra i trattamenti di dati sensibili effettuati mediante strumenti elettronici, che sono regolati dalle disposizioni del D.Lgs. 196/2003. Pertanto, anche se i pazienti hanno già firmato il consenso al trattamento dei dati, potrebbe essere necessario integrare/richiedere esplicitamente il consenso anche per la prestazione di videoconsulenza, esplicitando i rischi e i limiti connessi, per esempio, alla mancanza del contatto fisico e dello sguardo clinico del medico, l’impossibilità di una visita completa e di un intervento immediato in caso di urgenza. [Wolfgang D’Amario, avvocato]

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