L'anca

L’anca, l’articolazione coxo-femorale è una delle più importanti articolazioni del nostro corpo e spesso oggetto di protesi.
La testa liscia e sferica del femore si inserisce perfettamente nel cotile (cavità a forma di coppa). Il tutto avvolto da legamenti molto resistenti che rendono stabile questa articolazione che deve sostenere il peso della parte superiore del corpo umano.

Anca articolazione coxo-femorale chirurgo protesi ortopedico

L’ARTROSI D’ANCA

L’anca è sottoposta a notevoli sollecitazioni ed è frequente che possa subire alcuni cambiamenti che ne pregiudicano il funzionamento. L’artrosi è una delle più frequenti patologie di questa articolazione. La testa femorale diventa irregolare e provoca danni a tutto il complesso articolare, con conseguente dolore e rigidità.

Per questo motivo, quando il danno articolare è irreversibile, si pone il problema di sostituire l’articolazione con l’inserimento di una protesi.

Il momento giusto è quando le cure mediche e fisioterapiche non sono più in grado di tenere sotto controllo i sintomi e il limite funzionale che si determina cambia in maniera rilevante la qualità della vita di una persona. La protesi d’anca è necessaria in tutte le coxartrosi primarie e secondarie (queste ultime sono riconducibili a displasia congenita, a postumi di frattura o a postumi di necrosi della testa del femore). E’ costituita da 4 componenti: il cotile, l’inserto cotiloideo, la testa femorale e lo stelo femorale.

Protesi d’anca mini-invasiva con accesso anteriore.

E’ una tecnica mini invasiva che permette un importante risparmio tissutale. La protesi d’anca viene impiantata attraverso una mini incisione longitudinale di 6-8 centimetri rispetto ai 15-20 degli interventi tradizionali sul lato anteriore della coscia. Grazie a questa tecnica, a differenza delle tecniche tradizionali, non sono necessari tagli tendinei o muscolari poiché sfrutta gli spazi virtuali esistenti tra le masse muscolari. Nella regione anteriore non vi sono muscoli che si inseriscono sul femore, quindi è più agevole separare e spostare i muscoli senza tagliarli o disinserirli. Tutto questo influisce in maniera positiva sui tempi di recupero e sulla stabilità articolare post-operatoria dando risultati particolarmente interessanti. Il risparmio osseo variabile a seconda della morfologia dell’anca usurata e quindi dalla protesi inserita, permette, inoltre, la revisione della protesi in futuro, considerando che la durata delle componenti protesiche in genere è di 15-20 anni.

Grazie a questa particolare tecnica chirurgica è possibile soddisfare, oltre alle esigenze fisiche, anche quelle estetiche. Infatti, durante la tecnica con accesso anteriore si può eseguire la cosiddetta bikini incision: un’incisione obliqua che  ripercorre la naturale piega dell’inguine lasciando una cicatrice che potrà essere facilmente nascosta dallo slip o costume. 

Questa tecnica chirurgica purtroppo non è adatta a tutti. 

Il paziente ideale è una donna, di meda età e di costituzione magra.

La complessità della tecnica richiede in ogni caso un’attenta analisi della situazione e in linea di massima la decisione deve essere presa in base ad alcuni specifici parametri del paziente: entità del fenomeno degenerativo, età, impatto sulla qualità della vita, condizioni generali di salute.

La protesi d’anca con accessi anteriore è una tecnica chirurgia molto complessa e non è utilizzabile per i pazienti obesi, o con una massa muscolare particolarmente sviluppata. Non può essere impiegata neanche in pazienti che hanno avuto episodi recenti di trombosi venosa profonda, con importanti anomalie morfologiche dell’anca o con scompensi cardiocircolatori.

Prima dell’intervento è importante continuare a svolgere un’attività fisica costante compatibile con il dolore. Infatti il paziente verrà istruito sugli esercizi per il recupero articolare e muscolare che verranno poi riproposti durante la fase di riabilitazione.

Un aspetto fondamentale da non dimenticare per considerare un intervento “ottimo”, è la collaborazione del paziente. Nonostante l’accesso anteriore permetta un recupero più veloce, la riabilitazione post-operatoria è fondamentale. 

Durante gli anni che hanno preceduto l’intervento, il dolore e le limitazioni funzionali sofferte del paziente lo hanno verosimilmente portato ad uno squilibrio posturale che va subito corretto e gestito.

Rispetto alla tecnica tradizionale il vantaggio fondamentale dell’accesso anteriore consiste nel ridurre il rischio di lussazione, il problema più temuto dell’intervento di protesi d’anca. La preservazione della muscolatura dei glutei permette, inoltre, di migliorare la stabilità dell’articolazione, superando il rischio di zoppia. 

In generale, i vantaggi principali sono i seguenti. 

Intervento meno aggressivo.

Minor dolore post-operatorio.

Perdita di sangue ridotta, nessun utilizzo del drenaggio post operatorio.

Degenza ospedaliera più breve.

Recupero funzionale più rapido.

Rapida ripresa delle attività vita quotidiane e minor tempo per l’abbandono delle stampelle.

Ridotto rischio di lussazione, grazie al risparmio della muscolatura glutea.

Risparmio osseo permette la  revisione della protesi in futuro.

Protesi d’anca mini-invasiva con accesso postero-laterale.

Nel caso in cui il paziente non sia idoneo alla tecnica con accesso anteriore, si utilizza quella con accesso postero-laterale, con stabilizzazione della protesi senza cemento. Infatti, il rivestimento poroso della protesi, permette l’integrazione completa con l’osso circostante.

La protesi ha una durata di 20-30 anni.
Una volta usurata, la protesi deve essere sostituita totalmente o parzialmente.
La protesi consente un rapido ritorno alla vita normale e, anche, a qualche attività sportiva. Con la scomparsa delle manifestazioni dolorose, si elimina l’uso di medicinali antinfiammatori.

Esami pre-operatori nei giorni precedenti il ricovero:

  • Ematochimici
  • Cardiologici
  • Accertamenti radiodiagnostici
  • Visita anestesiologica
L’anestesista esegue l’anestesia più adatta per il paziente: il più delle volte una spinale.
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