Osteocondrosi

 

Con Il termine osteocondrosi ci si riferisce ad una serie di patologie delle ossa lunghe o brevi, in cui una piccola porzione di estremità, ossea o cartilaginea, si stacca dal restante osso sano. In altre parole, si frammenta una piccola parte terminale dell’osso.

Nota anche come osteocondrite, insorge prevalentemente a livello delle articolazioni ed affligge soprattutto i giovani, gli sportivi e chi, in generale, è soggetto a traumi continui e ripetuti.

Le cause dell’osteocondrite sono da cercare nel processo di necrosi dei tessuti. È una patologia a lenta progressione e per questo motivo si può intervenire in tempo con un intervento terapeutico non invasivo per fermare la progressione.

L’osteocondrosi può affliggere tutte le ossa dotate di un’epifisi o di un’apofisi, ma colpisce maggiormente quelle che compongono un’articolazione cartilaginea come  ginocchio,  anca, astragalo. (un osso breve del piede) e gomito.

L’osteocondrosi colpisce maggiormente il sesso maschile e la sua incidenza nella popolazione generale è dell’1,7%. È una patologia tipica dell’età evolutiva (primo e secondo decennio di vita), dovuta all’intensa attività di ossificazione. Di solito, in questi casi, il problema si risolve spontaneamente al termine della maturità scheletrica.

Quando l’osteocondrosi insorge negli adulti, spesso tali individui praticano sport o sono impegnati in attività lavorative pesanti.

Sintomi

I sintomi principali dell’osteocondrosi sono:

  • Dolore all’articolazione colpita.
  • Gonfiore.
  • Versamento articolare (o idrartro).
  • Progressivo blocco articolare.

Come scritto precedentemente, il decorso è molto lento  e il dolore è di scarsa intensità e di durata intermittente; allo stesso modo, le funzioni articolari sono impedite solo in parte. Dal punto di vista anatomo-patologico, è il momento in cui cominciano a delinearsi i futuri frammenti osteocartilaginei.

Nel corso dei mesi, degli anni, i frammenti osteocartilaginei diventano dei corpi libero all’interno dell’articolazione; il dolore diventa intenso, continuo e la mobilità dell’articolazione si riduce notevolmente procurando una sensazione di blocco.

Diagnosi
Importante, come in tutte le patologie, è la diagnosi precoce. Ciò consente di poter intervenire in modo non invasivo e di fermare l’evoluzione delle lesioni ossee.
L’analisi della motilità articolare è il primo esame diagnostico possibile: il sospetto nasce se l’angolo di estensione di un’articolazione è ridotto rispetto al normale.

L’esame che rivela questa patologia è la risonanza magnetica, l’unica in grado di
mostrare l’entità della lesione e permette, quindi, di pianificare una terapia efficace.

Trattamento.

La terapia conservativa ha maggiore probabilità di successo quando la lesione è stabile e consiste in:

  • Totale riposo da sforzi e sovraccarichi;
  • Fisioterapia e riabilitazione
  • Gesso e stampelle.

La terapia chirurgica è riservata per gli stadi instabili, o per quelli stabili che non hanno beneficiato del trattamento conservativo e consiste in un intervento in artroscopia. Lo scopo è quello di recuperare ed eliminare i frammenti distaccati ricostruendo l’osso sano e la cartilagine tramite trapianto di condrociti (cellule che producono cartilagine).

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