La protesi mono compartimentale. Su chi e quando?

Al convegno “Sanità 4.0 e innovazione in ortopedia: una sfida di sostenibilità” abbiamo parlato delle motivazioni che guidano la scelta di procedere con un impianto di protesi monocompartimentale, la protesi che permette letteralmente di ringiovanire il ginocchio.

Innanzitutto i vantaggi sono molteplici: il ricovero è breve, di 2-3 giorni; non c’è necessità di laccio pneumoischemico; la via d’accesso al ginocchio è mini midvastus con un’incisione di circa 7/10 cm, MEDIALE incisione fino a 1 cm del vasto mediale obliquo o LATERALE senza interruzione delle fibre muscolari. Con l’utilizzo di protesi femorali resurfacing c’è poi un sensibile risparmio osseo; la cementazione delle componenti protesiche avviene in un solo tempo e in generale ci sarà minor sanguinamento e non sarà necessario il catetere. La ripresa della deambulazione avviene in giornata, dell’attività lavorativa in 15 gg

Una protesi monocompartimentale, è possibile nel caso di paziente affetto da artrosi che coinvolga un solo compartimento del ginocchio (mediale, laterale, femororotulea) e con usura completa della cartilagine (cioè con evidenza alla Rx di immagine bone to bone). Il paziente deve avere dolore al carico da oltre 6 mesi e dolore notturno o deve essere affetto da osteonecrosi (farmacologica/metabolica) da trattare chirurgicamente solo in fase non acuta, risolto il “bone edema”.

Ottimi risultati anche in caso di sport medicine o traumatismi sportivi (ricostruzione lca, meniscectomie, ricostruzioni cartilaginee), prevalentemente in pazienti sotto 60 anni, con una generale rapida ripresa in presenza di grande motivazione da parte del paziente a tornare ad attività lavorativa e sportiva svolte prima dell’insorgere della patologia.

La protesi monocompartimentale è possibile anche in caso di paziente grande anziano (over 80 anni) affetto da gonartrosi anche tricompartimentale, ma con sintomi che coinvolgano solo una parte del ginocchio.

ROMA, Giovedì 11 Luglio 2019

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